Complesso di tubi organicamente collegati in modo da costituire un sistema di trasporto dei fluidi.
(Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, “Il dizionario della lingua italiana”, Le Monnier, Firenze,1995 ) (GAL COZ DIS)
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mercoledì 1 luglio 2009
giovedì 25 giugno 2009
Industria - definizioni
INDUSTRIA
Da: Francesco Sabatini, Vittorio Coletti, Dizionario della Lingua Italiana 2004, Milano, Rizzoli, 2003
1. Organizzazione, tipica dell’età moderna, che attraverso l’impiego di risorse finanziarie, tecniche e umane, esercita un’attività volta alla produzione di beni o alla trasformazione di materie prime. S: impresa, azienda
in senso concreto, impianto industriale.
2. Lavoro organizzato, sistematico, simile per questi aspetti a quello svolto nei grandi complessi produttivi
Da: Luciano Gallino, Dizionario di sociologia, Torino, UTET, 1993
INDUSTRIA (fr. industrie; ingl. industry; sp. Industria; ted. Industrie)
A. In senso generale specifico, si chiama I. il settore dell' ECONOMIA che produce beni materiali con l'impiego di macchine che estraggono, lavorano o trasformano materie prime o semilavorati e sono concentrate in unità produttive dette fabbriche, stabilimenti, officine, o, con termine ormai obsoleto, manifatture, dove lavoratori e tecnici le governano e ne integrano l'opera con il proprio lavoro fisico e intellettuale, nel quadro di norme e procedure che ne organizzano l'attività al fine di massimizzare il prodotto del lavoro collettivo.
B. Sino a tempi ormai recenti il termine I. era usato genericamente per designare ogni tipo di attività produttiva. Il primo grande teorico del sistema industriale, Saint-Simon, includeva sotto la voce I., oltre alle attività manifatturiere, artigianali e agricole, anche il commercio, i trasporti e il credito, e finanche gli artisti e gli intellettuali; industriels erano tutti coloro che producevano qualcosa di utile per l'esistenza della società. In Italia, le più diffuse dottrine economiche e amministrative hanno tradizionalmente accolto una classificazione che elencava, accanto a una I. "di trasformazione", comprendente all'incirca le attività indicate sub A., anche un'I. "di occupazione" (caccia, pesca, foreste, miniere, cave di ghiaia e di marmo...), e un'I. "di prestazione" (turismo, spettacolo, comunicazioni, trasporti).
Codesto uso generico del termine I. è stato pressoché abbandonato dal linguaggio economico e sociologico contemporaneo. All'affermazione del senso specifico di I ha contribuito la distinzione, introdotta da Colin Clark, delle attività economiche in un settore primario (agricoltura, pesca: la produzione di alimenti), un settore secondario (estrazione e trasformazione: la produzione dei beni materiali, l'I. propriamente detta), e un settore terziario (commercio e credito, comunicazioni e trasporti: la produzione dei servizi), distinzione accolta quasi universalmente (v. INDUSTRIA, SOCIOLOGIA DELLA)
(BER ROS)
Leggi anche:
SOCIETA' INDUSTRIALE
INDUSTRIA CULTURALE
- industria / industry / industrie
L’attività umana diretta alla produzione di beni; ente o ambito di attività produttiva definito da particolari requisiti tecnici od organizzativi e fornito di una notevola importanza di natura economica e commerciale; industria pesante: complesso delle attività produttive del settore meccanico, metallurgico e siderurgico; grande industria: complesso delle maggiori imprese industriali del paese, considerato come potenza finanziaria e spesso come elemento condizionante della politica dei governi.
(Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, “Il dizionario della lingua italiana”, Le Monnier, Firenze,1995 )
L'industria appartiene al settore secondario ed esercita un'attività di trasformazione delle materie prime in semilavorati o prodotti finiti.
Il termine industria deriva dal latino industria (-ae), ovvero operosità, attività, diligenza, che, a sua volta, viene da endo- (dentro) e -struo (costruisco).
(Wikipedia)
Da: Francesco Sabatini, Vittorio Coletti, Dizionario della Lingua Italiana 2004, Milano, Rizzoli, 2003
1. Organizzazione, tipica dell’età moderna, che attraverso l’impiego di risorse finanziarie, tecniche e umane, esercita un’attività volta alla produzione di beni o alla trasformazione di materie prime. S: impresa, azienda
in senso concreto, impianto industriale.
2. Lavoro organizzato, sistematico, simile per questi aspetti a quello svolto nei grandi complessi produttivi
Da: Luciano Gallino, Dizionario di sociologia, Torino, UTET, 1993
INDUSTRIA (fr. industrie; ingl. industry; sp. Industria; ted. Industrie)
A. In senso generale specifico, si chiama I. il settore dell' ECONOMIA che produce beni materiali con l'impiego di macchine che estraggono, lavorano o trasformano materie prime o semilavorati e sono concentrate in unità produttive dette fabbriche, stabilimenti, officine, o, con termine ormai obsoleto, manifatture, dove lavoratori e tecnici le governano e ne integrano l'opera con il proprio lavoro fisico e intellettuale, nel quadro di norme e procedure che ne organizzano l'attività al fine di massimizzare il prodotto del lavoro collettivo.
B. Sino a tempi ormai recenti il termine I. era usato genericamente per designare ogni tipo di attività produttiva. Il primo grande teorico del sistema industriale, Saint-Simon, includeva sotto la voce I., oltre alle attività manifatturiere, artigianali e agricole, anche il commercio, i trasporti e il credito, e finanche gli artisti e gli intellettuali; industriels erano tutti coloro che producevano qualcosa di utile per l'esistenza della società. In Italia, le più diffuse dottrine economiche e amministrative hanno tradizionalmente accolto una classificazione che elencava, accanto a una I. "di trasformazione", comprendente all'incirca le attività indicate sub A., anche un'I. "di occupazione" (caccia, pesca, foreste, miniere, cave di ghiaia e di marmo...), e un'I. "di prestazione" (turismo, spettacolo, comunicazioni, trasporti).
Codesto uso generico del termine I. è stato pressoché abbandonato dal linguaggio economico e sociologico contemporaneo. All'affermazione del senso specifico di I ha contribuito la distinzione, introdotta da Colin Clark, delle attività economiche in un settore primario (agricoltura, pesca: la produzione di alimenti), un settore secondario (estrazione e trasformazione: la produzione dei beni materiali, l'I. propriamente detta), e un settore terziario (commercio e credito, comunicazioni e trasporti: la produzione dei servizi), distinzione accolta quasi universalmente (v. INDUSTRIA, SOCIOLOGIA DELLA)
(BER ROS)
Leggi anche:
SOCIETA' INDUSTRIALE
INDUSTRIA CULTURALE
- industria / industry / industrie
L’attività umana diretta alla produzione di beni; ente o ambito di attività produttiva definito da particolari requisiti tecnici od organizzativi e fornito di una notevola importanza di natura economica e commerciale; industria pesante: complesso delle attività produttive del settore meccanico, metallurgico e siderurgico; grande industria: complesso delle maggiori imprese industriali del paese, considerato come potenza finanziaria e spesso come elemento condizionante della politica dei governi.
(Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, “Il dizionario della lingua italiana”, Le Monnier, Firenze,1995 )
L'industria appartiene al settore secondario ed esercita un'attività di trasformazione delle materie prime in semilavorati o prodotti finiti.
Il termine industria deriva dal latino industria (-ae), ovvero operosità, attività, diligenza, che, a sua volta, viene da endo- (dentro) e -struo (costruisco).
(Wikipedia)
Società industriale
Da: Luciano Gallino, Dizionario di sociologia, Torino, UTET, 1993
A. Dalla metà del Novecento questa vecchia espressione viene prevalentemente impiegata per caratterizzare una SOCIETA’ entro la quale, indipendentemente dalla forma di governo, i più importanti RAPPORTI e REALAZIONI SOCIALI, la STRATIFICAZIONE SOCIALE, le principali istituzioni di POTERE e del DOMINIO, la CULTURA materiale e non materiale, sono condizionati e improntati, più che da ogni altro fattore, direttamente e indirettamente, dalla presenza e dall’attività dell’INDUSTRIA, dallo sviluppo delle AZIENDE industriali, dal LAVORO nelle fabbriche. Più di recente, si è venuto precisando che altri caratteri salienti che una società dovrebbe manifestare per poterla correttamente definire “industriale” sono: a) la maggior parte (assoluta o relativa) delle forze di lavoro sono occupate nel settore industriale o “secondario”, secondo la terminologia introdotta da Colin Clark; b) la maggior quota relativa del reddito nazionale è prodotta dall’industria; c) i processi di ACCUMULAZIONE operano prevalentemente attraverso le aziende industriali. Tuttavia, molte società occidentali, a partire dall’Inghilterra e dalla Francia, furono chiamate S. industriali assai prima ce in esse si fossero manifestati i predetti caratteri.
[...]
C. caratteri
a)la popolazione è concentrata in città medio-grandi, conseguenza di un intenso e protratto processo di URBANIZZAZIONE
b)la DIVISIONE DEL LAVORO è assai avanzata, sotto l’aspetto sia “sociale” sia “tecnico”, in relazione al continuo sviluppo di nuovi settori professionali ed alla razionalizzazione dell’organizzazione del lavoro perseguita dalle aziende industriali
c)il profilo della STRATIFICAZIONE SOCIALE in base a parametri quali il reddito, la professione, la stabilità dell’occupazione, le garanzie assistenziali e previdenziali, mostra una notevole contrazione degli strati inferiori (a reddito basso, occupazione precaria, professione manuale) e un forte aumento degli strati medi (v. CLASSE MEDIA)
d)forte sviluppo della scolarizzazione in tutte le fasce di età e in tutti gli ordini di scuola. è normale l’estensione dell’obbligo scolastico ai 15-16 anni. L’analfabetismo scende al di sotto del 5%.
e)si riducono le diseguaglianze sociali in termini di diritti civili tra le classi, tra i sessi e tra i gruppi di età;
f)lo stile di vita, l’uso del tempo libero, l’abbigliamento di strati e classi diverse tende ad una certa omogeneità, se si eccettuano gli estremi superiore e inferiore della stratificazione sociale
g)declina il modella della FAMIGLIA estesa e so estende il modello della famiglia nucleare – anche qui ad eccezione degli strati estremi
h)appare sviluppatissima, sotto ogni forma, la cultura materiale, mentre la cultura non materiale, pur con cospicue eccezioni in campo filosofico e artistico, appare dominata dal paradigma, dalla mentalità, dalla forma di razionalità propria delle scienze fisiche
i)si affermano i MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA e si diffonde la CULTURA DI MASSA
j)si sviluppano notevolmente i BISOGNI e i CONSUMI privati; crescono pure i bisogni sociali, ma la loro soddisfazione – la produzione e l’impiego di risorse per coprirli – appare sempre più arretrata
k)il CONFLITTO di classe viene incanalato entro argini istituzionali tramite l’ascesa dei sindacati, lo sviluppo della contrattazione collettiva al livello nazionale e locale, la garanzia dei contratti di lavoro da parte dello stato.
(BER ROS)
A. Dalla metà del Novecento questa vecchia espressione viene prevalentemente impiegata per caratterizzare una SOCIETA’ entro la quale, indipendentemente dalla forma di governo, i più importanti RAPPORTI e REALAZIONI SOCIALI, la STRATIFICAZIONE SOCIALE, le principali istituzioni di POTERE e del DOMINIO, la CULTURA materiale e non materiale, sono condizionati e improntati, più che da ogni altro fattore, direttamente e indirettamente, dalla presenza e dall’attività dell’INDUSTRIA, dallo sviluppo delle AZIENDE industriali, dal LAVORO nelle fabbriche. Più di recente, si è venuto precisando che altri caratteri salienti che una società dovrebbe manifestare per poterla correttamente definire “industriale” sono: a) la maggior parte (assoluta o relativa) delle forze di lavoro sono occupate nel settore industriale o “secondario”, secondo la terminologia introdotta da Colin Clark; b) la maggior quota relativa del reddito nazionale è prodotta dall’industria; c) i processi di ACCUMULAZIONE operano prevalentemente attraverso le aziende industriali. Tuttavia, molte società occidentali, a partire dall’Inghilterra e dalla Francia, furono chiamate S. industriali assai prima ce in esse si fossero manifestati i predetti caratteri.
[...]
C. caratteri
a)la popolazione è concentrata in città medio-grandi, conseguenza di un intenso e protratto processo di URBANIZZAZIONE
b)la DIVISIONE DEL LAVORO è assai avanzata, sotto l’aspetto sia “sociale” sia “tecnico”, in relazione al continuo sviluppo di nuovi settori professionali ed alla razionalizzazione dell’organizzazione del lavoro perseguita dalle aziende industriali
c)il profilo della STRATIFICAZIONE SOCIALE in base a parametri quali il reddito, la professione, la stabilità dell’occupazione, le garanzie assistenziali e previdenziali, mostra una notevole contrazione degli strati inferiori (a reddito basso, occupazione precaria, professione manuale) e un forte aumento degli strati medi (v. CLASSE MEDIA)
d)forte sviluppo della scolarizzazione in tutte le fasce di età e in tutti gli ordini di scuola. è normale l’estensione dell’obbligo scolastico ai 15-16 anni. L’analfabetismo scende al di sotto del 5%.
e)si riducono le diseguaglianze sociali in termini di diritti civili tra le classi, tra i sessi e tra i gruppi di età;
f)lo stile di vita, l’uso del tempo libero, l’abbigliamento di strati e classi diverse tende ad una certa omogeneità, se si eccettuano gli estremi superiore e inferiore della stratificazione sociale
g)declina il modella della FAMIGLIA estesa e so estende il modello della famiglia nucleare – anche qui ad eccezione degli strati estremi
h)appare sviluppatissima, sotto ogni forma, la cultura materiale, mentre la cultura non materiale, pur con cospicue eccezioni in campo filosofico e artistico, appare dominata dal paradigma, dalla mentalità, dalla forma di razionalità propria delle scienze fisiche
i)si affermano i MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA e si diffonde la CULTURA DI MASSA
j)si sviluppano notevolmente i BISOGNI e i CONSUMI privati; crescono pure i bisogni sociali, ma la loro soddisfazione – la produzione e l’impiego di risorse per coprirli – appare sempre più arretrata
k)il CONFLITTO di classe viene incanalato entro argini istituzionali tramite l’ascesa dei sindacati, lo sviluppo della contrattazione collettiva al livello nazionale e locale, la garanzia dei contratti di lavoro da parte dello stato.
(BER ROS)
mercoledì 24 giugno 2009
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